29 Giugno / 12 Luglio 2026
Sesta domenica di Matteo
Sesta domenica dopo Pentecoste
Santi protocorifei degli Apostoli Pietro e Paolo

Apolytikion di questa Domenica
(tono quinto)
Cantiamo, fedeli, e adoriamo il Verbo coeterno al Padre ed allo Spirito, partorito dalla Vergine a nostra salvezza: perché nella carne ha voluto salire sulla croce, sottoporsi alla morte e risuscitare i morti con la sua risurrezione gloriosa.
Letture liturgiche
AL MATTUTINO
Evangelo aurorale sesto (Luca 24, 36-53)
ALLA LITURGIA
Apostolo:
Lettura dell’epistola di Paolo ai Romani (12, 6-14) – della domenica
Fratelli, abbiamo carismi differenti secondo la grazia riversata su di noi: si tratti di profezia, secondo il rapporto che ha con la fede; del servizio, per quanto riguarda il servizio; del maestro per quanto concerne l’insegnamento; dell’esortatore per esortare. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male, aderite al bene. Siate affettuosi nel vicendevole amore fraterno; vicendevolmente prevenitevi nella stima; non siate pigri nella sollecitudine ma ferventi nello spirito. Servite al Signore; siate lieti nella speranza, pazienti nella tribolazione, assidui nella preghiera. Siate partecipi delle necessità dei santi, praticate l’ospitalità. Benedite chi vi perseguita, benedite e non maledite.
Lettura della seconda epistola di Paolo ai Corinti (11, 21 – 12, 9) per i Santi Apostoli
Fratelli, se qualcuno si vanta – lo dico da pazzo – mi vanto anch’io! Sono Ebrei? Anch’io. Sono Israeliti? Anch’io. Sono seme d’Abramo? Anch’io. Sono ministri di Cristo? Io più di loro, parlo fuori di testa. Molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, oltremodo nelle percosse: spesso in pericolo di morte. Cinque volte ho ricevuto dai Giudei quaranta colpi meno uno, tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato preso a pietrate, tre volte ho fatto naufragio: a fondo ho passato una notte e un giorno. Spesso in viaggio; pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dalla mia gente, pericoli dai gentili, pericoli in città, pericoli nel deserto, pericoli in mare, pericoli con falsi fratelli; in fatiche e travagli, spesso in veglie, con fame e sete, spesso a digiuno, al freddo e al nudo. Senza parlare delle altre cose, la mia cura quotidiana: la preoccupazione per tutte le Chiese. Se ancora è necessario vantarsi, mi vanterò delle mie infermità. E Dio, Padre del Signore Gesù – sia benedetto nei secoli – sa che non mentisco. A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città di Damasco, volendomi catturare; ma da una finestra fui calato giù in una cesta, lungo il muro, e sfuggii dalle sue mani. Bisogna vantarsi, ma non mi giova; verrò allora alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa (non so se col corpo, non so se fuori del corpo: lo sa Dio) fu rapito fino al terzo cielo. E so che quell’uomo (non so se nel corpo o fuori del corpo: lo sa Dio) fu rapito in paradiso e udì parole ineffabili che un uomo non può dire. Di lui mi vanterò, di me invece non mi darò vanto, se non delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi la verità; ma evito di farlo, affinché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. E perché non insuperbisca per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana che mi schiaffeggi, perché non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore che si allontanasse da me. Mi rispose: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza si completa nella debolezza”. Molto volentieri mi vanterò quindi ancor più delle mie debolezze, perché su di me si impianti la potenza di Cristo.
Evangelo :
Dal Vangelo secondo Matteo (Matteo 9, 1-8) – della domenica
In quel tempo Gesù salì sulla barca, passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, i tuoi peccati sono rimessi». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia!» Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate malvagità nel vostro cuore? Infatti, cos’è più facile, dire: “Sono rimessi i tuoi peccati”, o dire: “Alzati e cammina”? Allora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati, alzati – disse allora al paralitico – prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che un tale potere aveva dato agli uomini.
secondo Matteo (16, 13-19) – per i Santi Apostoli
In quel tempo Gesù giunse dalle parti di Cesare di Filippo e interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dicono gli uomini che sia il Figlio dell’uomo?” Essi risposero: “Alcuni, Giovanni il Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti”. Dice loro: “Voi chi dite che io sia?” Rispose allora Simon Pietro e disse: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Rispose allora Gesù e gli disse: “Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io ti dico che sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia chiesa e le porte dell’Ade non prevarranno contro di essa, A te darò le chiavi del regno dei cieli, e qualsiasi cosa legherai sulla terra sarà legata nei cieli, e qualsiasi cosa scioglierai sulla terra sarà sciolta nei cieli”.
DA ORTHODOXIA:
«Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati» Omelia di San Giovanni di Kronstadt per la sesta Domenica di Matteo
«I tuoi peccati sono rimessi» Commento alla pericope evangelica della sesta Domenica di Matteo del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria
