21 Luglio / 3 Agosto 2025
Ottava Domenica di Matteo
Ottava Domenica dopo Pentecoste
San Simeone il Folle e il suo compagno di ascesi Giovanni
Versione pdf: 102 paroledivita

In questo numero:
– Letture liturgiche
– Cosa è necessario per la salvezza? Dagli appunti dello ieromonaco atonita Arsenji
Apolytikion della Domenica
Tono settimo
Con la tua croce hai distrutto la morte, hai aperto al ladrone il paradiso, hai mutato in gioia il lamento delle miròfore, e ai tuoi apostoli ha ordinato di annunciare che sei risorto, o Cristo Dio, per elargire al mondo la grande misericordia.
Letture liturgiche
AL MATTUTINO
Evangelo aurorale ottavo (Giovanni 20, 11-18)
ALLA LITURGIA
Apostolo:
Lettura dalla prima epistola di Paolo ai Corinti (1 Cor 1, 10-17)
Fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, vi esorto: dite tutti la stessa cosa. Non vi siano tra voi scismi, siate invece tesi alla perfezione dello stesso pensiero e della stessa sentenza. Mi si è fatto sapere infatti a riguardo vostro, fratelli miei, da quelli di Cloe, che vi sono tra voi contese. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: io però sono di Paolo, Io invece sono di Apollo, e io di Cefa, e io invece di Cristo. È stato diviso Cristo? Forse Paolo è stato crocifisso per voi? Siete stati battezzati nel nome di Paolo? Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi – eccetto Crispo e Gaio – affinché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana, ma degli altri non so se abbia battezzato alcuno. Cristo non mi mandò per il battesimo, ma per evangelizzare, e non in sapienza di parole, perché non sia resa vana la croce di Cristo.
Evangelo
secondo Matteo (14, 14-22)
In quel tempo Gesù vide una gran moltitudine, e fu mosso a compassione verso di loro, e sanò gli infermi tra loro. E, facendosi sera, i suoi discepoli gli si accostarono, dicendo: «il luogo è deserto, e l’ora è già passata; licenzia la folla, perché vadano per i villaggi e si comperino da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non hanno bisogno di andarsene; date loro voi da mangiare». Ed essi gli dissero: «Noi non abbiamo qui se non cinque pani, e due pesci». Ed egli disse: «Recatemeli qua». E comandò alla folla di sdraiarsi sull’erba; poi prese i cinque pani, e i due pesci; e levati gli occhi al cielo, fece la benedizione. E, spezzati i pani, li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. E tutti mangiarono, e furono saziati; poi i discepoli levarono l’avanzo dei pezzi, dodici cesti pieni. Coloro che avevano mangiato erano intorno a cinquemila uomini, oltre alle donne ed i fanciulli. Subito dopo, Gesù ordinò ai suoi discepoli a montare sulla barca, ed a passare innanzi a lui all’altra riva, mentre egli licenziava la folla.
Cosa è necessario per la salvezza?
Dagli appunti dello ieromonaco atonita Arsenji
Fonte: Appendice di Лествица до врат небесных : Как читать «Лествицу» мирянину [La scala verso le porte del cielo: come un laico dovrebbe leggere la “scala”], dell’Igumeno Herman (Osetskji) (+1895), Mosca, 2003.
1. Essere saldi nella fede ortodossa, come insegna la nostra madre la Santa Chiesa: non seguire scismi o eresie, perché conducono alla perdizione.
2. Frequentare più frequentemente il tempio di Dio e pregare con fervore, ricordando dove ci troviamo e perché siamo venuti. Fare correttamente il segno della croce su sé stessi. Chiunque sta nel tempio del Signore con negligenza e compie ogni opera di Dio con negligenza, attira su di sé l’ira di Dio, secondo quanto è detto nella Sacra Scrittura: maledetto chiunque compie l’opera del Signore con negligenza. Allo stesso modo, sono soggetti all’ira di Dio coloro che nelle loro azioni non ripongono la loro speranza in Dio, ma in sé stessi o negli uomini: il loro cuore, come dice la Sacra Scrittura, si è allontanato dal Signore.
3. Osservare rigorosamente i digiuni o i giorni di digiuno e temere e astenersi soprattutto dall’uso smodato di bevande forti e dalla passione che ne deriva, che induce alla fornicazione, per la quale molti periscono. Coloro che muoiono senza pentimento bruceranno eternamente nella Geenna di fuoco, dove ci sarà pianto e stridore di denti.
4. Ogni anno si deve osservare il digiuno durante la Grande Quaresima e chiunque ne sia in grado dovrebbe osservare i digiuni anche durante gli altri periodi di digiuno: questo è un grande aiuto per la salvezza dell’anima e un dono inestimabile di Dio.
5. Avere amore verso tutti, vivere in pace e armonia; e con chiunque si sia in inimicizia, la preghiera di costui non è gradita a Dio. Anche se non hai colpa, sii il primo ad affrettarti alla riconciliazione, e per questo riceverai una ricompensa da Dio, secondo la parola del Santo Vangelo: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9). Se qualcuno non ha amore per il prossimo, né i suoi digiuni, né le sue preghiere, né qualsiasi altra cosa saranno cosa gradita al Signore.
6. Non giudicare nessuno, ma considerarsi peggiori e più peccatori di tutti; non invidiare nessuno in nulla; onorare i genitori e tutti gli anziani. Quando vediamo qualcuno peccare, soffrirne e pregare Dio per lui, e non giudicare. Chi giudica un altro attribuisce a se stesso i suoi peccati.
7. Non appropriarsi di nulla che appartenga ad altri e non desiderarlo, ma condividere il proprio con i bisognosi secondo le proprie possibilità. La mano che dona non verrà mai meno, è detto nella Sacra Scrittura.
8. Non giurare, non mentire, non calunniare, non parlare oziosamente, non bestemmiare: questo porta alla rovina dell’anima. Non credere ai sogni, alle divinazioni e ai vari presagi: tutto questo è inganno demoniaco.
9. Visitare e confortare i malati e gli afflitti, impedire che i perduti periscano, ammonire gli ubriaconi e i libertini, avvertendoli che bruceranno eternamente nel fuoco della Geenna. Se qualcuno indirizza una persona morente sulla via della salvezza, grande è la ricompensa per costui in questa e nell’età futura.
10. Ricordare più spesso possibile l’ora della morte e chiedere a Dio di concedere una fine cristiana, perché oltre la tomba non c’è pentimento; è qui che bisogna pentirsi con lacrime, implorare Dio finché c’è tempo, senza riporre alcuna speranza in nessuna delle proprie azioni, ma solo nella misericordia di Dio, perché senza Dio non possiamo compiere da soli nemmeno una singola virtù. Se facciamo qualcosa di buono ma lo attribuiamo a noi stessi, al nostro sforzo, allora diventiamo come il fariseo di cui parla il Santo Vangelo. Ogni bene fatto da noi deve essere attribuito a Dio.
11. Pregare Dio più spesso e con più fervore con lacrime, chiedendo perdono per i propri peccati, recitare interiormente ogni ora la preghiera «Deipara Vergine, giosci!» fino alla fine; e ogni giorno, avendo scelto un momento opportuno per sé, riflettere sulla propria vita e su come la stiamo vivendo, e ricordare l’ora della morte – perché non si sa quando quell’ora coglierà una persona – ed essere pronti ad essa ogni giorno. Chiunque compirà tutto questo salverà la sua anima.
