Parole di Vita n. 121

2 / 15 Febbraio 2026

Domenica del Giudizio Universale (di carnevale)
(Tempo del Triodio) – Tono terzo
Incontro del Nostro Signore Gesù Cristo con l’Anziano Simeone (Ipapandì)

Letture liturgiche

AL MATTUTINO

Evangelo aurorale (Luca 2, 25-32)

ALLA LITURGIA

Apostolo
Lettura della prima epistola di Paolo ai Corinti (8, 8 – 9, 2) – della Domenica

Fratelli, non ci fa stare davanti a Dio un cibo: se non mangiamo, non ne abbiamo mancanza; se mangiamo, non ne abbiamo vantaggio. Badate però che questa vostra capacità non divenga, in qualche modo, motivo di caduta per i deboli. Se uno infatti vedesse te, che hai conoscenza, seduto a tavola in una adunanza idolatra, la coscienza di questo debole non sarà formata a mangiare le carni immolate agli idoli? Così per la tua conoscenza va in rovina il debole, il fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e schiaffeggiando la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò più carne, per sempre, affinché non si scandalizzi il mio fratello! Non sono libero? Non sono apostolo? Non ho veduto Gesù, il nostro Signore? Non siete voi opera mia nel Signore? Se per altri non sono apostolo, almeno per voi lo sono; voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore.

Lettura dell’epistola di Paolo agli Ebrei (7, 7-17) – della Festa
Fratelli, non si discute che il minore sia benedetto dal maggiore. Qui uomini mortali ricevono le decime; là invece colui di cui è testimoniato che vive. Per così dire, anche Levi – che riceve le decime – ha versato le decime in Abramo, perché gli venne incontro Melchisedek quando era ancora nei lombi di Abramo. Se dunque la perfezione fosse venuta per mezzo del sacerdozio levitico – sotto di esso il popolo ha ricevuto la Legge – che bisogna c’era che sorgesse un altro sacerdote, secondo l’ordine di Melchisedek, e non fosse detto, invece, “secondo l’ordine di Aronne”? Infatti, cambiato il sacerdozio, necessariamente avviene anche il cambiamento della Legge. Colui del quale si dicono queste cose, ha fatto parte di un’altra tribù, della quale nessuno si è occupato dell’altare. E’ palese infatti che il Signore nostro è germinato da Giuda, e di tale tribù Mosè nulla disse riguardo a sacerdoti. Ciò è ancora più evidente, se sorge un altro sacerdote a somiglianza di Melchisedek, il quale è stato costituito tale non secondo la legge d’un ordine carnale, ma secondo una forza di vita indistruttibile. Infatti è attestato: Tu sei sacerdote per l’eternità, secondo l’ordine di Melchisedek.

 

Evangelo
secondo Matteo (25, 31-46) – della Domenica

Disse il Signore: «Quando poi verrà il Figlio dell’uomo nella sua maestà, e con lui tutti gli Angeli, allora siederà sopra il trono della sua maestà: E si raduneranno dinanzi a lui tutte le nazioni, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri: E metterà le pecore alla sua destra, e i capri alla sinistra. Allora il Re dirà a quelli, che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sin dalla fondazione del mondo. Poiché ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete, e mi deste da bere; fui pellegrino, e mi ricettaste; nudo, e mi rivestiste; ammalato e mi visitaste; carcerato, e veniste da me.” Allora gli risponderanno i giusti: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato, e ti abbiamo dato da mangiare; assetato, e ti demmo da bere? Quando ti abbiamo veduto pellegrino, e ti abbiamo ricettato; nudo, e ti abbiamo rivestito? Ovvero, quando ti abbiamo veduto ammalato, o carcerato, e venimmo a visitarti?” E il re risponderà, e dirà loro: “In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto qualche cosa per uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatta a me”. Allora dirà anche a coloro, che saranno alla sinistra: “Via da me, maledetti, al fuoco eterno, che fu preparato per il Diavolo, e suoi Angeli. Poiché ebbi fame, e non mi deste da mangiare; ebbi sete, e non mi deste da bere; ero pellegrino, e non mi ricettaste, nudo, e non mi rivestiste; ammalato, e carcerato, e non mi visitaste”. Allora gli risponderanno anche questi: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato, o assetato, o pellegrino, o nudo, o ammalato, o carcerato, e non ti abbiamo assistito?” Allora risponderà ad essi dicendo: “In verità vi dico: Ogni volta che non avete fatto questo per uno di questi piccoli, non lo avete fatto nemmeno a me. E andranno questi all’eterno supplizio, i giusti invece alla vita eterna.»

Evangelo secondo Luca (2, 22-40)
In quel tempo i genitori portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: “Ogni maschio che apre la matrice, sarà sacro al Signore”, e per offrire un sacrificio, secondo ciò che è detto nella Legge del Signore: “Una coppia di tortore o due pulcini di colombi”. Ed ecco, c’era in Gerusalemme un uomo chiamato Simeone; quest’uomo era giusto e pio e aspettava la consolazione d’Israele e lo Spirito Santo era su di lui. Egli aveva ricevuto il responso dallo Spirito Santo che non avrebbe visto morte prima d’aver visto il Cristo Signore. Mosso dallo Spirito venne nel tempio e mentre i genitori facevano entrare il bambino Gesù per compiere a suo riguardo quanto ordinava la Legge, egli lo prese tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: “Ora, o Sovrano, congedi il tuo servo, secondo la tua parola, in pace; perché i miei occhi hanno visto il tuo Salvatore, che hai preparato davanti a tutti i popoli, luce di rivelazione per le genti e gloria del tuo popolo Israele”. Giuseppe e sua madre erano meravigliati di quanto era stato detto di lui. Simeone li benedisse e a Maria, la madre di lui, disse: “Ecco, egli è posto per caduta e risurrezione di molti in Israele, e come segno di contraddizione – una spada ti trapasserà l’anima – affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori”. C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Essa era molto avanti negli anni, avendo vissuto con il marito sette anni dalla sua verginità, poi era rimasta vedova sino a ottantaquattro anni, non si allontanava dal tempio e rendeva culto notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quello stesso momento, rendeva grazie a Dio e parlava di lui a tutti quelli che aspettavano la redenzione d’Israele. Quando ebbero compiuto tutto secondo la Legge del Signore, ritornarono in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.


Da Orthodoxia:

Sul Giudizio Universale. Dalle Lettere di San Teofane il Recluso

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