Parole di Vita n. 34

27 Novembre / 10 Dicembre 2023
Ventisettesima Domenica dopo Pentecoste (Tredicesima di Luca)
San Giacomo il Persiano
Tono secondo

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In questo numero:

– Letture Liturgiche
– Vendi quello che hai Dal Commento del Beato Teofilatto al Vangelo secondo Luca

Quando discendesti nella morte, o vita immortale, allora mettesti a morte l’ade con la folgore della tua divinità; e quando risuscitasti i morti dalle regioni sotterranee, tutte le schiere delle regioni celesti gridavano: O Cristo datore di vita, Dio nostro, gloria a te.
(Apolytikion del secondo tono)


LETTURE LITURGICHE

AL MATTUTINO
Evangelo aurorale quinto (Lc 24,12-35)

ALLA LITURGIA

Apostolo
Lettura dell’epistola di Paolo agli Efesini (6, 10-17)

Fratelli, fortificatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio per contrastare le insidie del diavolo. Infatti non lottiamo contro sangue e carne, ma contro i Principati, contro le Potenze, contro i dominatori di questo mondo oscuro, gli spiriti maligni delle regioni celesti. Indossate dunque l’armatura di Dio per resistere nel giorno malvagio e restare in piedi, dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque, avendo ai fianchi la cintura della verità, indosso la corazza della giustizia e calzati i piedi con la prontezza a diffondere il vangelo della pace; in ogni occasione imbracciando lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del maligno. Prendete l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.

Evangelo
secondo Luca (18, 18-27)

In quel tempo un uomo, per metterlo alla prova, chiese a Gesù: «Maestro buono, che debbo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio. Conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e la madre.» Egli allora disse: «Tutto ciò l’ho osservato fin dalla giovinezza.» Gesù ascoltò, e gli disse: «Ancora ti manca una cosa sola: vendi tutti quel che hai, distribuisci ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi.» Ma quello, udito ciò, diventò molto triste perché era molto ricco. Gesù, vedendo ch’era diventato molto triste, disse: «Quant’è difficile per chi ha beni entrare nel regno di Dio! È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio.» Quelli che ascoltavano dissero: «Ma allora chi può salvarsi?» Egli allora disse: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio.»


Vendi quello che hai

Commento alla pericope evangelica della tredicesima Domenica di Luca. (Luca 18, 18-27)
Dal Commento al Vangelo secondo Luca del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

18-23. E un notabile gli chiese: «Maestro buono, che debbo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio. Conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e la madre.» Egli allora disse: «Tutto ciò l’ho osservato fin dalla giovinezza.» Gesù ascoltò, e gli disse: «Ancora ti manca una cosa sola: vendi tutti quel che hai, distribuisci ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi.» Ma quello, udito ciò, diventò molto triste perché era molto ricco.
Alcuni pensano che quest’uomo fosse astuto e cercasse di mettere alla prova il Signore con le parole. Ma non è così che appare; piuttosto, era un amante del denaro, e Cristo stesso lo rimproverò come tale. Marco dice che quell’uomo corse, si inginocchiò davanti a Gesù e gli fece la sua domanda, e che Gesù, guardandolo, lo amò. [Mc 10, 17-22] L’uomo è un amante del denaro e si avvicina a Gesù desideroso di sapere come lui, insieme alle sue ricchezze, avrebbe potuto ereditare la vita eterna. Poiché non c’è nessuno che ami la vita prolungata tanto quanto un uomo che ama il denaro. Perciò quest’uomo pensò che Gesù avrebbe potuto mostrargli un modo in cui avrebbe potuto vivere per sempre godendo del possesso delle sue ricchezze. Ma quando il Signore gli disse che proprio il non possesso è ciò che conferisce la vita eterna, se ne andò come se si pentisse sia della sua domanda che della risposta di Gesù. Nella sua mente aveva bisogno della vita eterna proprio perché aveva grandi ricchezze. Se avesse rinunciato ai suoi beni, perché avrebbe voluto la vita eterna, pensava, dal momento che quella vita sarebbe stata la vita di un povero? Si era avvicinato al Signore come se il Signore fosse semplicemente un uomo e un insegnante. Perciò il Signore gli mostra che non bisogna avvicinarsi a lui in questo modo, dicendo: “Nessuno è buono, se non Uno, cioè Dio”. Con questo vuol dire: “Tu mi chiami buono; perché allora mi chiami anche maestro? Sembra che tu pensi che io sia uno tra tanti uomini. Ma se così fosse, non sarei buono, perché nessun uomo è buono in sé e per sé. Solo Dio lo è. Se vuoi chiamarmi buono, devi chiamarmi buono perché sono Dio; allora non avvicinarti a me come se fossi semplicemente un uomo. Ma se pensi che io sia solo un uomo , non chiamatemi buono. Perché in verità soltanto Dio è buono, e fonte della bontà, e causa prima della bontà stessa.” Se un uomo è buono, non è buono in sé e per sé, ma solo perché riceve una parte della bontà di Dio. Inoltre, la bontà di un uomo è mutevole.

“Tu conosci i comandamenti: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza” e così via. La legge rimedia prima a quei peccati nei quali si cade facilmente, e poi a quelli meno frequenti nei quali cadono meno uomini. E così l’adulterio e l’omicidio vengono menzionati per primi, perché la lussuria e l’ira sono difficili da controllare: la lussuria è un fuoco furioso, che infiamma sia l’uomo esteriore che quello interiore, e l’ira è una grande bestia selvaggia. Ma il furto nasce da una passione meno feroce e la falsa testimonianza avviene raramente. Pertanto la legge rimedia anzitutto a quei peccati nei quali si cade più facilmente e che sono i più gravi. Ma gli altri peccati, come il furto e la falsa testimonianza, Egli li mette al secondo posto perché portano fuori strada meno spesso e sono meno gravi dell’omicidio e dell’adulterio. Peccare contro i propri genitori è menzionato per ultimo; poiché, sebbene sia un peccato grave, non si verifica spesso. Raramente si trova un uomo così crudele da abusare dei suoi genitori. Poiché il giovane dice di aver osservato tutti questi comandamenti fin dalla sua giovinezza, il Signore gli ordina di osservare quel comandamento che sta a capo di tutti: il non possedere. Ecco le leggi della vera vita cristiana. “Vendi tutto quello che hai”, dice il Signore. Se qualcosa rimane, tu sei il suo schiavo. E distribuiscilo non ai tuoi parenti ricchi, ma ai poveri. Penso che la parola distribuire implichi che la distribuzione della ricchezza debba essere fatta con discernimento e non a casaccio. E poiché un uomo deve avere tutte le altre virtù oltre al non possesso, il Signore allora disse: “poi vieni e seguimi”, intendendo: “Sii mio discepolo in ogni cosa e continua a seguirmi sempre”. Non seguire Me solo oggi per poi lasciarmi domani.” Poiché il notabile era amante del denaro, il Signore gli promise un tesoro in cielo, ma il notabile non gli diede ascolto, perché era schiavo del suo denaro. Perciò, quando udì ciò che il Signore gli aveva chiesto, rimase addolorato. Perché il Signore gli aveva consigliato di privarsi delle sue ricchezze; eppure quella era proprio la ragione per cui desiderava in primo luogo la vita eterna, affinché potesse vivere per sempre godendo dei suoi numerosi beni. Il fatto che fosse addolorato dimostra che era sincero e non subdolo. Nessuno dei farisei fu mai triste; al contrario, si infuriarono ancora di più contro il Signore quando udirono le Sue risposte alle loro domande. Non ignoro che la grande luce del mondo, Giovanni Crisostomo, credeva che questo giovane desiderasse veramente la vita eterna, ma che era tenuto fermo dall’amore per il denaro, passione più forte dell’amore per la vita eterna. Ciò che qui abbiamo detto non è incoerente, ovvero, il giovane desiderava avere insieme alle sue ricchezze anche la vita eterna.

24-30. E Gesù, vedendo ch’era diventato molto triste, disse: «Quant’è difficile per chi ha beni entrare nel regno di Dio! È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio.» Quelli che ascoltavano dissero: «Ma allora chi può salvarsi?» Egli allora disse: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio». Allora Pietro disse: Ecco, abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Ed egli disse loro: In verità vi dico: non c’è uomo che abbia lasciato la casa, o i genitori, o i fratelli, o la moglie, o i figli, per il regno di Dio, che non riceva molte volte di più in questo presente. tempo e nel tempo avvenire la vita eterna.
Poiché il ricco era addolorato quando sentì che avrebbe dovuto rinunciare alle sue ricchezze, il Signore disse, come se si meravigliasse: “Quanto sarà difficile per quelli che hanno ricchezze entrare nel regno di Dio!” Non ha detto che sarebbe stato impossibile per i ricchi entrare, ma che sarebbe stato difficile. Non è impossibile che persone come queste siano salvate. Coloro che donano le loro ricchezze sono in grado di ottenere le cose celestiali superiori. Tuttavia, questo è difficile, perché il denaro è più adesivo della colla ed è difficile per un uomo liberarsi quando è trattenuto dal denaro. Nelle Sue parole successive il Signore indica che questo è così difficile da essere quasi impossibile, quando dice: “È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che un uomo ricco venga salvato.” È infatti impossibile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, sia che si intenda per cammello l’animale o la spessa corda usata su una nave. Pertanto, se è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago – il che è impossibile – che che un ricco si salvi, allora è ancora meno possibile che un ricco si salvi. Cosa intende il Signore? Innanzitutto che è vera questa affermazione: è impossibile che un uomo ricco, mentre è ricco, si salvi. Non dirmi che questo o quel ricco ha dato via le sue ricchezze ed è stato salvato. Non fu salvato come ricco; fu salvato o come uomo che aveva ottenuto il non possesso, o come uomo che era diventato amministratore, ma non come uomo ricco. Un amministratore e un uomo ricco non sono la stessa cosa. L’uomo ricco tiene le ricchezze per sé, mentre l’amministratore, come amministratore fiduciario, tiene le ricchezze a beneficio degli altri. Se dunque un tale uomo si salva, non si salva in quanto ricco, ma, come abbiamo detto, perché ha dato via tutto ciò che possiede, oppure perché ha speso le sue ricchezze come un buon amministratore. Considerate anche questo: mentre è impossibile che un ricco si salvi, non è impossibile, ma solo difficile che coloro che hanno ricchezze si salvino. È come se il Signore avesse detto: “Il ricco, che è posseduto dalle ricchezze e ne è schiavo e ne è trattenuto, non si salverà. Ma chi ha solo ricchezze, cioè chi è padrone delle ricchezze, possedendole senza esserne posseduto, difficilmente sarà salvato.” Questa difficoltà è dovuta alla debolezza umana. Perché è impossibile per noi non abusare di ciò che abbiamo. Finché abbiamo ricchezze, il diavolo si sforza in ogni modo di ingannarci inducendoci a usare quella ricchezza in modi che violano le norme e le leggi dell’amministrazione, e solo con grande difficoltà riusciamo a sfuggire alle trappole del diavolo. Ecco perché è meglio il non possesso, che è quasi inattaccabile dal maligno.

“E quelli che udirono dissero: Chi dunque potrà essere salvato? E disse: Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio.” Per gli uomini che hanno uno sguardo meramente umano, cioè coloro che desiderano le cose terrene e sono trascinati verso il basso, è impossibile essere salvati, come abbiamo detto. Ma con Dio è possibile. Vale a dire, con l’aiuto di Dio. Quando un uomo ha Dio come suo Consigliere, e prende come maestri i giudizi di Dio e i Suoi comandamenti riguardanti il non possesso, e chiede aiuto a Dio, allora è possibile essere salvato. Noi, da parte nostra, dobbiamo desiderare il bene; Dio poi lo realizzerà e lo perfezionerà in noi. Se solo riuscissimo a elevarci al di sopra della timida piccolezza della nostra anima per quanto riguarda la nostra ricchezza, e a farci degli amici con il Mammona dell’ingiustizia, saremo salvati da quegli amici quando ci accompagneranno alle dimore eterne. È meglio dare via tutta la nostra ricchezza; e se non tutto, almeno condividiamolo con i poveri. Così l’impossibile diventa possibile. Infatti, sebbene sia impossibile che l’uomo che non distribuisce tutto si salvi, tuttavia, per l’amore di Dio per l’uomo, anche una distribuzione parziale porta un parziale beneficio. In risposta a ciò, Pietro chiede: “Ecco, abbiamo lasciato tutto. [Che cosa dobbiamo dare ai poveri?]”. Non lo chiede solo per se stesso, ma per trovare qualche consolazione per tutti i poveri. Pietro pone la sua domanda per paura che solo i ricchi abbiano la buona speranza di ottenere molto perché hanno disprezzato molto, e i poveri hanno poca speranza perché avevano poco da dare e quindi possono aspettarsi solo una piccola ricompensa. Pietro chiede, e ode la risposta: chiunque disprezza per amore di Dio tutti i suoi beni, anche se sono pochi, riceverà la sua ricompensa sia in questo mondo che in quello futuro. Non considerate pochi quei beni; anzi, per un povero, le sue poche cose sono tutta la sua vita. Proprio come tu, uomo ricco, ti aspetti di trascorrere la vita con i tuoi molti e grandi beni, allo stesso modo il povero si aspetta di trascorrere la sua vita con i suoi averi, non importa quanto pochi e piccoli possano essere. Sebbene i suoi averi siano pochi, dirò che l’attaccamento di un uomo ai suoi beni è ancora maggiore quando possiede poco. Questo è chiaramente vero con i genitori. L’attaccamento di un genitore al suo unico figlio è molto più grande di quello di un genitore ai suoi numerosi figli. Allo stesso modo, il povero ha un amore più vivo per la sua singola casa e il suo singolo campo di quanto tu ne abbia per le tue numerose case e campi. E anche se un povero è attaccato ai suoi beni nella stessa misura di un ricco, allora, come minimo, la perdita è la stessa per entrambi. Anche nell’epoca presente, coloro che donano del poco che hanno ricevono molte volte la loro ricompensa, come fecero questi stessi Apostoli. Poiché ogni Apostolo lasciò la propria capanna, e ora ciascuno ha magnifici templi a suo nome, con terre e cortei trionfali, e, invece di una sola moglie, molte donne a lui legate con fervente fede; insomma, per tutto ciò a cui hanno rinunciato, hanno ricevuto molte volte. E nell’era a venire ricevono non una moltiplicazione di campi come questi e altre ricompense tangibili, ma la vita eterna.

 

 

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