Parole di Vita n. 12

12 / 25 Giugno 2023 – Terza Domenica dopo Pentecoste – Terza Domenica di Matteo
Santi Neomartiri della turcocrazia; Sant’Onufrio il Grande; San Pietro l’Athonita. Tono secondo

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In questo numero:

Letture Liturgiche
«Se il tuo occhio è semplice» Dal Commento del Beato Teofilatto al Vangelo secondo Matteo

Quando discendesti nella morte, o vita immortale, allora mettesti a morte l’ade con la folgore della tua divinità; e quando risuscitasti i morti dalle regioni sotterranee, tutte le schiere delle regioni celesti gridavano: O Cristo datore di vita, Dio nostro, gloria a te.
(Apolytikion del secondo tono)


LETTURE LITURGICHE

AL MATTUTINO
Evangelo aurorale terzo (Marco 16 9-20)

ALLA LITURGIA
Apostolo:
Lettura dell’epistola di Paolo ai Romani (Rm 5, 1-11)

Fratelli, giustificati per la fede, abbiamo pace con Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo. Grazie a lui abbiamo avuto nella fede l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci gloriamo, nella speranza della gloria di Dio. Non solo: ci gloriamo perfino nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una fedeltà a tutta prova, la fedeltà provata la speranza. La speranza poi non delude, poiché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato. Inoltre, infatti, quando eravamo ancora infermi, al tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, è difficile che qualcuno sia disposto a morire per un giusto; per un buono forse uno osa anche morire. Ma Dio dimostra il suo amore per noi perché, essendo ancora peccatori, Cristo morì per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, da nemici, siamo stati riconciliati con Dio in virtù della morte del Figlio suo, quanto più, da riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Evangelo
Dal Vangelo secondo Matteo (Matteo 6, 22-33)

Disse il Signore: «Lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanta tenebra! Nessuno può servire a due padroni: o odierà uno e amerà l’altro, o si attaccherà a uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a Mammona. Perciò vi dico: non affannatevi per la vostra vita, cosa mangiare o cosa bere, e neanche per il vostro corpo, cosa indossare; la vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Voi non contate più di loro? E chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un solo cubito alla sua statura? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, quanto più voi, gente di poca fede! Non affannatevi dunque dicendo: Che mangeremo? Che berremo? Che vestiremo? Tutte queste cose le cercano i gentili; il Padre vostro celeste infatti sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate invece prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno messe davanti»


«Se il tuo occhio è semplice»
Commento alla pericope evangelica della terza Domenica di Matteo.
Dal Commento al Vangelo secondo Matteo del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

22-23. Lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanta tenebra! Ciò significa che se riempi la tua mente di preoccupazioni per il denaro, hai spento la lampada e oscurato la tua anima. Proprio come l’occhio che è sano, o “semplice”, porta luce al corpo, e l’occhio che è cattivo, o “malato”, porta oscurità, così anche lo stato della mente influenza l’anima. Se la mente è accecata da queste preoccupazioni, viene gettata nell’oscurità; poi l’anima si oscura, e quanto più anche il corpo?

24. Nessuno può servire a due padroni. Quello che intende dire è questo: nessun uomo può servire due padroni che comandano cose opposte l’una all’altra. Tali signori sono Dio e Mammona. Facciamo del diavolo il nostro signore quando facciamo del ventre il nostro dio. Ma per natura e in verità Dio è il Signore, e Mammona è ingiustizia. Poiché odierà uno e amerà l’altro, o si attaccherà a uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a Mammona. Vedi che non è possibile per un uomo ricco e un uomo ingiusto servire Dio? Il suo amore per il denaro lo allontana da Dio.

25. Perciò vi dico: non affannatevi per la vostra vita, cosa mangiare o cosa bere, e neanche per il vostro corpo, cosa indossare. “Per questo motivo”: per quale motivo? Perché la preoccupazione per il denaro allontana l’uomo da Dio. L’anima non mangia, perché è incorporea, ma Gesù lo disse secondo l’uso comune della parola. Perché è ovvio che l’anima non acconsente a rimanere in un corpo se la carne non è nutrita. Gesù non ci proibisce di lavorare, ma ci proibisce di dedicarci interamente alle nostre preoccupazioni e di trascurare Dio. Quindi dobbiamo lavorare per il nostro sostentamento senza trascurare l’anima. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Ciò significa: ci ha dato cose molto più grandi, la vita stessa, e ha formato i nostri corpi. Non ci darà cibo e vestiti?

26. Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Voi non contate più di loro? Anche se avrebbe potuto dare l’esempio di Elia e Giovanni Battista, Egli menziona invece gli uccelli per farci vergognare, perché siamo ancora più stupidi di queste creature. Dio li nutre avendo dato loro la conoscenza istintiva per trovare il cibo.

27. E chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un solo cubito alla sua statura? Ciò significa: anche se ti prendi la massima cura, non puoi fare nulla se Dio non lo vuole. Perché allora ti spingi allo sfinimento con futili preoccupazioni?

28-29. E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ci fa vergognare non solo con gli uccelli, che mancano di ragione, ma anche con i gigli, che appassiscono. Se Dio ornò i gigli in tal modo, senza alcuna necessità di farlo, quanto più soddisferà il nostro proprio bisogno di vesti? Mostra che anche se fai di tutto, non sei in grado di essere adornato magnificamente come i gigli. Anche Salomone il più saggio e splendido, con tutto il suo regno a sua disposizione, non poteva vestirsi in tal modo.

30. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, quanto più voi, gente di poca fede! Impariamo da questo che non dovremmo preoccuparci di abbellirci, perché i nostri ornamenti appassiscono come i fiori che appassiscono. Perciò chi si abbellisce è come l’erba. Ma voi, dice, siete creature dotate di ragione, che Dio ha plasmato sia con l’anima che con il corpo. Quelli “di poca fede” sono tutti coloro che si preoccupano di tali pensieri. Se avessero una fede perfetta in Dio, non darebbero pensieri così ansiosi a queste cose.

31-32. Non affannatevi dunque dicendo: Che mangeremo? Che berremo? Che vestiremo? Tutte queste cose le cercano i gentili. Non ci proibisce di mangiare, ma di dire: che mangeremo? I ricchi dicono la sera: “che mangeremo domani?” Il lusso e l’eccesso sono ciò che Egli proibisce.

32-33. il Padre vostro celeste infatti sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate invece prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno messe davanti. Il regno di Dio è il godimento di tutto ciò che è buono. Questo viene attraverso la giustizia. A chi ricerca le cose spirituali, Dio nella sua generosità aggiunge ciò che è necessario per la vita fisica.

 

 

 

 

 

 

 

 

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