Parole di Vita n. 6

8 / 21 Maggio 2023 – Sesta Domenica di Pasqua
Domenica del cieco nato

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I Santi di questo giorno: Santo Apostolo ed Evangelista Giovanni il Teologo. Sant’Arsenio il Grande
Sant’Emilia, madre di Santa Macrina e di Santi Basilio il Grande e Gregorio il Teologo. Commemorazione della guarigione miracolosa di Stefano il cieco, operata dalla Madre di Dio a Cassiope. Dormizione dello starets Giuseppe di Optina.

In questo numero:
Letture Liturgiche
Omelia sulla Domenica del cieco nato di San Filarete di New York

Cantiamo, fedeli, e adoriamo il Verbo coeterno al Padre ed allo Spirito, partorito dalla Vergine a nostra salvezza: perché nella carne ha voluto salire sulla croce, sottoporsi alla morte e risuscitare i morti con la sua risurrezione gloriosa.
(Apolytikion di questa Domenica)


LETTURE LITURGICHE

AL MATTUTINO
Evangelo aurorale ottavo (Giovanni 20, 11-18)

ALLA LITURGIA
Apostolo:
Lettura degli Atti degli apostoli (Atti 16, 16-34)

In quei giorni, mentre noi apostoli andavamo alla preghiera, ci venne incontro una servetta, che aveva uno spirito divinatorio e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo l’indovina. Essa seguiva Paolo e noi gridando e dicendo: «Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza». Questo fece per molti giorni finché Paolo, seccato, si rivolse allo spirito e disse: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei». E lo spirito uscì all’istante. Ma vedendo i padroni che se n’era uscita la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono in piazza davanti alle autorità; presentandoli ai magistrati dissero: «Questi uomini mettono a soqquadro la nostra città; sono Giudei e annunciano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare.» La folla allora insorse contro di loro, mentre i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordinarono al carceriere di sorvegliarli bene. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella cella più interna e strinse i loro piedi nei ceppi. Verso mezzanotte Paolo e Sila pregavano inneggiando a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli. D’improvviso ci fu un terremoto così forte da scuotere le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti. Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le porte della prigione, tirò fuori il coltello per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò a gran voce e gli disse: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, cosa devo fare per esser salvo?» Gli risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvo tu e la tua famiglia». E annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. Egli li prese allora con sé e a quell’ora di notte lavò le loro piaghe e subito fu battezzato lui e tutti i suoi. Poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e si rallegrò insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

Evangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni (Giovanni 9, 1-38)

In quel tempo, passando, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono dicendo: «Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?» Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo operare le opere di chi mi ha inviato finché è giorno: viene la notte in cui nessuno può operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» (che si traduce: Inviato). Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che prima avevano visto che era cieco, dicevano: «Non è quello che stava seduto a mendicare?» Alcuni dicevano: «È lui!» Altri dicevano: «No, ma gli somiglia». Ed egli diceva: «Sono io!» Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?» Egli rispose e disse: «Quell’uomo chiamato Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ alla piscina di Siloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ci ho visto». Gli dissero: «Dov’è questo tale?» Rispose: «Non so.» Allora condussero dai farisei colui che era stato cieco: era sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto il fango e gli aprì gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango su gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un uomo peccatore fare segni simili?» E c’era dissenso tra loro. Allora chiedono di nuovo al cieco: «Tu che dici di chi ti ha aperto gli occhi?» Egli rispose: «E` un profeta!» Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono dicendo: «È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?» I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso.» Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei si erano già accordati che, se qualcuno lo avesse riconosciuto come il Cristo, sarebbe stato espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età, chiedetelo a lui!» Allora chiamarono una seconda volta l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore!» Quegli rispose e disse: «Se è peccatore, non so; una cosa sola so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero di nuovo: «Che ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?» Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Anche voi volete diventare suoi discepoli?» Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove è.» Rispose quell’uomo e disse loro: «Questo è magnifico: non sapete di dove è, eppure mi ha aperto gli occhi! Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Dall’eternità non s’è mai sentito dire che qualcuno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla.» Replicarono e gli dissero: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?» E lo cacciarono fuori. Gesù sentì che l’avevano cacciato fuori e trovatolo gli disse: «Tu credi nel Figlio di Dio?» Egli rispose e disse: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?» Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto: è chi parla con te.» Ed egli disse: «Io credo, Signore!» E gli si prostrò innanzi.


OMELIA

«Per un giudizio sono venuto in questo mondo»
Omelia di San Filarete di New York per la Domenica del cieco nato.

Oggi abbiamo ascoltato nella Divina Liturgia il racconto del Santo Evangelista Giovanni il Teologo sulla guarigione, da parte di Gesù Cristo, dell’uomo nato cieco, che cioè non aveva mai visto nulla prima. È caratteristico che, alla fine di questo racconto evangelico, il Signore abbia detto: «Io sono venuto in questo mondo per il giudizio, perché vedano quelli che non vedono; e perché quelli che vedono diventino ciechi» (Gv 9, 39). E i suoi nemici infedeli, gli scribi e i farisei, probabilmente con ironia e scherno, gli chiesero: «Siamo ciechi anche noi?» (Gv 9, 40). E ricevettero una risposta, poiché disse loro il Signore: «Se foste ciechi, non avreste peccato» (Gv 9, 41), perché se uno non sa e non vede, non può trasgredire consapevolmente e non pecca così tanto. Anche se commette un errore, il Signore stesso non lo trova un peccato, se la persona non sapeva di peccare. Per questo il Signore disse: «Se foste ciechi, non avreste peccato, ma poiché dite “noi vediamo”, allora il vostro peccato rimane» (Gv 9, 41).
Ricordate, questa è una frase spaventosa, perché è stata pronunciata da Colui che solo può giustificare o condannare, e ha detto che il loro peccato rimaneva. Nostro Signore Gesù Cristo ha dato a colui che era stato cieco non solo la visione fisica, ma anche quella spirituale. Allo stesso tempo, il Vangelo illustra come, con la loro ostinazione, i nemici di Cristo si rendono sempre più ciechi, persistendo nelle loro illusioni.

Quando il Signore guarì il cieco, a questi fu chiesto come fosse accaduto. Rispose che non poteva rispondere a questa domanda: era cieco quando il Signore gli si avvicinò. Probabilmente aveva sentito qual era il nome del Salvatore, motivo per cui rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha unto gli occhi e mi ha detto: Va’ alla piscina di Siloe e lavati: e io sono andato e lavato e ho riacquistato la vista» (Gv 9, 11). Gli chiesero chi fosse Gesù, e lui disse «non lo so»(Gv 9,12). Fu condotto dai farisei ed essi lo esaminarono. Disse brevemente: «Mi ha messo del fango sugli occhi, io mi sono lavato e ci vedo» (Gv 9, 15). Ora c’era una disputa tra i farisei e i nemici di Cristo, «una divisione tra loro», come dice il Vangelo (Gv 9, 16). Alcuni farisei dicevano: «Quest’uomo non è da Dio, perché non osserva il sabato» (Gv 9, 16), il che significa che non ha osservato la Legge. Altri discutevano dicendo: «Come può un uomo peccatore fare tali miracoli ?» (Gv 9, 16). Colui che era stato cieco sentì questa disputa e la verità gli divenne sempre più chiara. Quindi le parole di uno del gruppo dei farisei (come può un uomo peccatore fare tali miracoli) diventano la linea guida per le sue ulteriori azioni. Gli fu chiesto più e più volte, e interrogato, e poiché continuavano a fare le stesse domande, alla fine disse loro: «Ve l’ho già detto e non avete sentito: perché lo sentirete di nuovo? sarete anche voi suoi discepoli?» (Gv 9, 27). Per loro, accaniti nemici di Cristo, essere suoi discepoli?! L’uomo non aveva idea, ovviamente, di quale colpo fossero state per loro le sue parole. Allora gli dissero con rancore e rabbia: «Tu sei suo discepolo; ma noi siamo discepoli di Mosè. Sappiamo che Dio parlò a Mosè: quanto a costui, non sappiamo di dove sia» (Gv 9, 28-29).

La Chiesa, raccontandoci oggi di questo miracolo del Salvatore, allo stesso tempo canta nella persona di ciascuno di noi: «Cieco dei miei occhi spirituali, vengo a te, o Cristo, come un cieco nato». Non molto tempo fa abbiamo pregato intensamente nostro Signore: «Concedimi di vedere i miei peccati». Se chiediamo di vedere, di poter vedere i nostri peccati, significa che non possiamo vederli così bene come è necessario. Questo perché i nostri “occhi spirituali” sono ciechi. Ecco perché questa preghiera della chiesa è piena di senso e significato per ognuno di noi. I Santi Padri dicono anche sempre che gli uomini non possono vedere i propri peccati così chiaramente come dovrebbero.

Molto tempo fa abbiamo già dato questo esempio dalla vita di un asceta, che chiese a Dio di fargli vedere fino a che punto la natura umana fosse corrotta dal peccato. E quando il Signore, in una visione misteriosa, gli rivelò fino a che punto l’uomo è corrotto dal peccato, l’asceta sentì di essere sul punto di impazzire per il terrore, e supplicava Dio di nascondergli questa visione per sempre. Questa è la misura in cui le persone sono corrotte dal peccato. San Macario d’Egitto diceva che una persona può essere buona, ma nel profondo della sua anima le radici possono essere velenose. Nostro Signore Gesù Cristo è venuto per guarirci da questa frattura, perché nessun’altra forza al mondo può guarirci da questa spaventosa corruzione causata dal peccato. Questo è ciò che gli attuali riformatori della vita dimenticano e tendono a non vedere quando propongono le loro idee. Dimenticano, o non sanno, che una persona è una creatura peccaminosa. Pertanto, come diceva Sant’Agostino, gli uomini differiscono solo nella misura in cui ciascuna di loro è malvagio. Dovremmo sempre renderci conto di quanto siamo peccatori e corrotti e implorare Dio di guarire gli occhi della nostra anima nel modo in cui ha dato la guarigione fisica e spirituale a questo cieco nato di cui abbiamo sentito parlare. Amen.

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